Brand naming: 10 Regole d'oro

Scritto da Marco Panichi il Aggiornato il
creare nome nuova azienda

Ad un certo punto, nello startup di un business, arriva il momento di scegliere un nome per la propria attività.

Questa pratica, chiamata brand naming, è un aspetto tanto delicato quanto sottovalutato.

Per affrontare questa fase senza perdere la testa, ecco alcuni consigli selezionati tra decine di articoli sul web.

1) Non descrivere direttamente ciò che offri

Esempi: “Finestre&Cancelli”, “Giardini Fioriti di M.Rossi”, “Rossi Auto”

Usando un nome di questo tipo (detto in gergo tecnico “funzionale”) corri il rischio, spesso sottovalutato, che l’azienda in futuro si ritrovi a cambiare od estendere il proprio settore merceologico. Se Finestre&Cancelli domani volesse vendere anche le porte?

Inoltre sono nomi piatti che si confondono in mezzo a tutti gli altri; avere coraggio può darti una marcia in più rispetto la concorrenza!

Sbagliato: “Giardini Fioriti”, “Rossi Auto”, “Finestre&Cancelli”
Giusto: “Green Service”, “Fiat”, “Gli InFissati”

2) Studia la concorrenza per prendere spunto e distinguerti

Vuoi l’ignoranza in materia, vuoi il poco peso dato alla questione, molti settori merceologici sono sovraffollati da aziende che si chiamano tutte alla stessa maniera (perché magari hanno scelto un nome “funzionale”). Questa è una grande opportunità per chi ancora deve scegliere il nome. Una breve ricerca nel proprio settore aiuterà a scoprire le idee più originali da cui prendere spunto e i nomi banali da evitare se ci si vuole distinguere ed ottenere così un vantaggio identificativo cruciale nella promozione futura dell’azienda.

3) La “Prova Telefono”

Una delle principali regole di un buon brand naming è la comunicabilità del nome. Immaginatevi mentre dovete dettare il nome della vostra neo-azienda al telefono. Il nome si pronuncia bene? Oppure può dare adito a fraintendimenti? Se pensate che l’ipotetico interlocutore vi chiederà di ripetere nuovamente il nome dell’azienda, eliminatelo subito dalla vostra lista!

Sbagliato: “Halwen”
Giusto: “Alven”

4) …e quindi: evitare le sigle

Qualora scegliate una sigla probabilemente ogni volta che comunicherete il nome della vostra azienda dovrete fare lo spelling. Si ricorderanno più di voi o del concorrente col nome semplice la prossima volta?

Sbagliato: “I.T.C.”, “FA.MA.GA”.
Giusto: “Consulenze De Martino”, “Mondo Casa”

5) Numeri dentro al nome? Intrigante!

I numeri aggiungono curiosità e profondità al nome. Oltretutto si prestano ad un ottimo impatto visivo quando sarà il momento di progettare il logo aziendale. Gli esperti del brand naming ci insegnano a non sottovalutare questo tipo di nomi.

Esempi: “Nautilus5”, “Linea77”, “Studio84”

6) Nomi in latino: facili ma freddi

I nome latini sono spesso facili da pronunciare, ricordare e comunicano un senso di “corporate” se di questo avete bisogno. Al tempo stesso possono risultare freddi e sterili, per cui tutto dipende dal “carattere” della vostra azienda.

Esempi: “Agilent”, “Alliant”, “Acquient”

7) Parole inventate: le migliori, ma costano caro

Assegnare al proprio business un nome di fantasia non è impresa da poco, non solo per trovare il nome che evochi le giuste sensazioni, ma anche perché avrete bisogno di tutto il marketing possibile per far sì che la gente associ il nome ai prodotti/servizi offerti. Per cui, se pensate di dedicare un budget limitato al marketing, meglio starne alla larga. In questa branca troviamo delle vere e proprie perle del brand naming:

Esempi: “Google”, “Yahoo”, “Snapple”

8) Tutto quello che ti viene in mente: Brainstorming

Non siate avari nè tanto meno timidi. Soprattutto per sbloccare situazioni di ristagno, è utile scrivere su un foglio ogni idea che ci viene in mente, senza censura né freno. Da idee stupide derivano spesso spunti geniali!

9) Scegli un nome “libero”

Sarebbe il colmo dopo anni di attività, scoprire che il vostro marchio era già stato registrato da un’altra azienda e ora vi tocca sloggiare, buttando all’aria anni di duro posizionamento sul mercato. Il massimo sarebbe delegare questa fase di indagine ad uno studio legale, ma potete scoprire in prima istanza se il nome è libero consultando i seguenti link:

Il discorso va esteso anche ad account di posta, dominio e social networks. Sicuramente trovare un nome che non è utilizzato nel web è impresa ardua. Ti consiglio di usare NameChk, un ottimo strumento on-line che ti permette di vedere se il tuo nome è libero nei vari siti oppure è già stato preso.

10) Metti in competizione i migliori 5

Dopo i precedenti punti e soprattutto dopo il brainstorming al punto 8, ti ritroverai con una grande lista di nomi: decine e forse centinaia di ipotesi e combinazioni differenti tra cui scegliere. Ti consiglio di non giungere subito a conclusioni scegliendo il vincitore. Al contrario aggiungi una fase al tuo brand naming e seleziona i migliori 5 per metterli in competizione tra loro. Esistono vari modi per selezionare il nome vincente e la loro trattazione meriterebbe sicuramente un articolo a parte. In ogni caso ti consiglio di eseguire questi test:

  • Sottoponi i 5 nomi a colleghi, amici, potenziali clienti
  • Stampa i nomi e attaccali su buste, scatole, brochure: questo ti darà un’idea di come il nome sarà usato da qui a un anno
  • Comincia a pensare al logo. Vedrai che alcuni nomi si adatteranno meglio di altri ad essere abbinati ad un’immagine

11) BONUS: Un pizzico di follia

Come detto al punto 8, spesso gli approcci razionali non bastano ed anzi limitano la fantasia in fase di creazione. Per questo motivo ti consiglio di leggerti l’articolo Nomi per aziende originali con 3 idee pazze dove troverai degli spunti a dir poco eccentrici per forgiare un nome d’azienda originale e motivante.

Hai altri consigli?

Come detto, questi consigli sono il risultato di una selezione effettuata su svariati articoli che hanno per tema il brand naming. Ciò non toglie che esistano altre regole che potresti condividere con me ed i lettori:

  • Hai un azienda e hai scelto un nome che alla lunga ha presentato pregi e/o difetti
  • Hai visto un nome su cui ci sarebbe da discutere

In entrambi i casi ti invito a condividere le tue esperienze commentando il presente articolo.

Buon brand naming!!!

L'autore è Marco Panichi

Ti è piaciuto? Condividi!

Ricondividendo aiuterai altri utenti a scoprire un argomento interessante - non esitare!

Commenti

  • marcomando

    PRATICAMENTE NESSUN NOME VA BENE!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • ciao Marcomando, nell’articolo sono presenti sia esempi corretti che versioni raggiustate di nomi sbagliati. Forse non ho illustrato bene il concetto? Perché non mi racconti le tue esigenze?

  • Fulvio

    Ciao Marco e grazie per i consigli utilissimi. Sto per ingrandire la mia ditta, ampliando un settore e aprendo al privato. Premetto che si occuperà di riparazione di sterzi elettrici. Mia moglie vorrebbe chiamarla Dr. Steer, a me piace di più Zero Gradi scritto così: “0°”. Ovviamente senza “”, ho paura però che la scambino per una ditta di surgelati anche se utilizzerò un volante come icona. Hai qualche consiglio da darmi??

    Grazie

    • ciao Fulvio, sono felice dell’ingrandimento. Parti sempre dal tuo cliente per non sbagliare:

      > DR ricorda dottore o comunque qualcuno che ripara cose, per cui potrebbe andar bene ma potrebbe anche ricordare l’ambito medico. Inoltre temo che ci siano limitazioni per utilizzare tale appellativo in un nome aziendale
      > STEER non credo che la gran parte del tuo target conosca la traduzione di sterzo, o mi sbaglio?
      > ZERO è un pò “violento” (Zero Limits, Zero Choices) e leggermente “negativo” (Tolleranza Zero) lo eviterei.
      > GRADI può dare l’idea del “girare” ma anche della temperatura.

      Forse per il tuo caso specifico può essere meglio ridurre il grado di fantasia e includere la parola Sterzo nel nome. So che io consiglio il contrario ma dipende anche dal contesto.

      In ogni caso voglio dirti che offro a tutti una consulenza gratuita e senza impegno di mezzora per cui se vuoi fissare un appuntamento sarò lieto di darvi ogni spunto possibile!

      Marco

  • Sara Martelli

    Ciao Marco
    grazie per i tuoi consigli, li ho stampati e appesi ovunque :-)
    Mi chiamo Sara, sono sviluppo prodotto e brand manager in un’azienda che lavora per le case automobilistiche.. ma ti scrivo perché ora il centro sono io :-)
    da qualche mese mi sto divertendo a creare accessori come borse o anche tshirt..o anche creazioni artistiche come quadri… sto continuando a pensare al brand che utilizzerò (per fare magari piccole vendite ai vintage market o online, solo per divertimento insomma…) e l’unico che mi rimane in mente è : More (Sara Art Lab). ci sono vari motivi e spiegazioni, tra cui : perché proverò a fare di più (per me e gli altri), qualcosa di diverso rispetto all’offerta (ampissima) nel mercato, perché è un nome breve che ha un bel suono. MA : è forse un po’ scontato? Impersonale? ho sottoposto il quesito ad amici e conoscenti per avere più pareri possibili, a qualcuno piace così, altri andrebbero su nomi più specifici… il fatto è che ce ne sono davvero tanti!! Aiuto!! :-))

    GRAZIE
    Sara

    • salve Sara,

      sono veramente contento che i miei consigli ti siano stati utili! Dunque vediamo se posso darti una mano…

      La prima cosa che dobbiamo ricordarci quando si crea un nome è che “il nome è solo il 10% del nome stesso”. Per esprimere tale concetto ti copio-incollo di seguito quanto ho scritto di recente a dei ragazzi che come te vogliono dare vita ad una linea di abbigliamento e cercavano, da mesi, il nome giusto: “Un nome, d’azienda ma anche un nome in generale, è un catalizzatore, una rappresentazione, una aggancio, un hub. A questo hub si connettono, volenti o nolenti, altri fatti e percezioni personali. Nike non è solo “nike” ma soprattutto tantissimi spot pubblicitari, personaggi famosi che indossano i loro capi, eventi nei quali appare il logo. A queste percezioni più “mediatiche” si aggiungono poi le percezioni degli utenti, a partire dal profumo dei capi nike nuovi, il tessuto al tatto, come si sentono mentre li indossano e cosa provano mentre ad indossarli è la persona amata o il peggior nemico. Il nome è solo…una piccola percentuale del nome stesso! Quindi il mio primo consiglio è di apprestarvi ad una decisione quanto prima.”

      Altra cosa che noto, è che nel tuo commento o meglio nella tua idea “More” (molto bella tra l’altro!) il principio dietro il nome fa riferimento al tuo lavoro, al tuo obiettivo. Il consiglio qui è quello di oltrepassare la barriera e mettersi nei panni dell’utente. Se il principio dietro il nome fosse…l’obiettivo di chi indosserà i tuoi capi / acquisterà le tue creazioni? Vedi che questo cambio di prospettiva può darti nuove strade, che probabilmente saranno più in linea con la comunicazione e promozione del tuo brand. In altre parole un conto è dire: “Salve, il nostro marchio è More, perché NOI vogliamo fare di più, NOI vogliamo offrire qualcosa di diverso rispetto al mercato…” un conto è dire “Salve il nostro marchio è X, perché chi indossa X ecc…” – come vedi si sposta l’asse, si cambia il soggetto e ricorda che il soggetto di un buon marketing è sempre l’utente finale.

      Terzo: leggendo il commento non ho colto l’atmosfera dei tuoi prodotti. Mi faranno pensare alla terra? all’acqua? a qualcosa di ruvido e opaco o liscio e lucente? Per cogliere e focalizzare questo aspetto di un marchio ricorro spesso all’esplorazione del “mood” del marchio. Per esplorare il “mood” del tuo marchio potresti ad esempio cercare su google immagini termini che ti vengono in mente pensando alle tue creazioni. Salva le immagini che rappresentano l’atmosfera dei tuoi prodotti in una cartella sul tuo computer. Cambia le parole, sperimenta. Poi riguarda le immagini salvate. Questo ti porterà a scoprire nomi probabilmente molto evocativi e comunicativi. Per trarre ispirazione ti do il link di un sito che ho realizzato per una fashion designer (tanto per restare in tema) dove lei stessa si avvale di un sistema simile per comunicare il mood delle sue creazioni stilistiche: http://www.patriziapavia.com/portfolio/tendenze-moda-e-colori/

      Insomma, alla fine non ti ho dato nemmeno un nome e forse non ho risposto direttamente alle tue domande, ma spero di averti dato spunti utili!

      Fammi sapere come prosegue il lavoro mi raccomando!

      Marco

  • Mav Ra

    Ciao Marco, ho trovato molto interessante e utile il tuo articolo..approfitto della tua disponibilità per chiederti un consiglio, mi sto mettendo in proprio come grafica freelance, ho fatto un pò di ricerca e vedo che molti grafici usano semplicemente il loro nome e cognome, io ho un cognome di difficile comprensione (quando mi capita di doverlo dire al telefono me lo fanno sempre ripetere più volte e in più ho l’ R moscia quindi diventa ancora meno comprensibile)..pensavo a un semplice “Elisa” (mio nome) ma non è molto grintoso diciamo..e pensavo che una possibile ricerca su google senz altro uscirebbe di ogni su Elisa la nota cantante..hai qualche dritta o consiglio da darmi? Grazie infinite intanto delle regole d’ oro

    • Ciao Elisa, ecco alcune osservazioni:

      > Il primo tentativo lo farei sicuramente accostando il tuo “ruolo” con il tuo nome: ElisaDesigner, ElisaGrafic ( Poi giocherei incastrando nome e cognome. Se ad esempio fai di cognome Rossi, proverei Rolisa o Elissi: questi esempi sono abbastanza orrendi ma forse con il tuo cognome il “trick” può funzionare

      > Puoi giocare sul fatto che “SA” è la terza persona singolare del verbo “sapere”. Quindi puoi partire da Eli-Sa per arrivare a EliSaDisegnare, EliSaIllustrare, ecc.

      In ogni caso non abbandonerei il connubio tra nome e lavoro che svolgi creando naming troppo complessi. Soprattutto per un freelance il nome e la semplicità comunicativa sono importanti.

      Spero ti abbia dato qualche utile spunto!

  • Simona Frasca

    Ciao Marco, SONO DISPERATA!!! anzitutto grazie per il tuo articolo, davvero prezioso ed è proprio per questo che ho forti dubbi sul mio brand name! Sono una stilista e sto cercando da mesi un nome adatto, ma il mercato è talmente affollato che tutti i nomi (perfetti a mio avviso) che avevo cercato a fatica, hanno già un dominio! (premetto che ho fatto ricerche internazionali con dominio .com che è quello che vorrei). Realizzo abiti da donna ispirati agli anni 50 e 60, sono senza tempo e molto femminili, romantici e chic, inoltre abiti da sposa non convenzionali, in futuro aggiungerò anche abiti da bambina e premaman. Finora quelli selezionati sono questi: SIMONA EFFE (sono ovviamente io ma il mio cognome non si presta bene, devo siglarlo), QUOS EGO latino vuol dire “da me a voi” ma forse è troppo “maschile” e/o freddo? poi avevo pensato a 7 LITTLE STORIES che mi piace molto, ma supera la prova telefono??? si riferisce al fatto che il mio lancio avverrà con 7 abiti e al fatto che vorrei dare alle mie creazioni una connotazione più intrigante: non sono solo abiti da indossare ma vere e proprie storie! Ecco mi piaceva molto partire dal concetto di “storie, racconti per donne non convenzionali”. Premetto anche che mi rivolgerò inizialmente e principalmente ad un mercato internazionale on line tramite un famoso sito perché so che è più in linea con le mie creazioni. Inoltre ci tengo tanto al fatto di mantenere le mie origini italiane perché il made in Italy all’Estero è un punto di forza considerevole a mio favore. Avevo inventato anche un termine BIANCHOLIA perché amo il bianco e le mie grafiche saranno bianco un po’ shabby chic, ma non mi convince molto. Ce ne sono due, che mi piacevano tanto ma hanno già dei domini per cui dovrei aggiungere qualcosa tipo “…clothing.com” ma si allunga! comunque questi altri due che adoravo sono PETTICOAT secondo me perfetto per il mio stile, e BODEGA BAY… questo lo adoro, è preso dal film di Hitchcock gli uccelli, so che non è “romantico” come l’ho concepito ma a me rievoca un’atmosfera anni 60 a colori pastello, ed il mare… cosa che amo alla follia. Ce lo vedo sulle etichette.

    Bene, che ne dici dei nomi che ho trovato finora??? so che ho scritto molto e mi scuso, ma davvero non so a chi chiedere un consiglio professionale migliore del tuo, sto impazzendo!!!
    Simona

    • salve Simona, grazie dei complimenti sempre molto graditi. Ecco alcune osservazioni:

      > Come detto più giù (vedi primo punto del commento in risposta a Sara Martelli). Il nome conta ma sarà poi avvalorato dall’esperienza dell’utente con i tuoi prodotti. Quindi non fermarti troppo sulla ricerca del nome e una volta giunta a designare 3-5 alternative comincia a concludere.

      > Siccome penso tu sia in questa fase, più che aggiungere altre idee a quelle che hai già detto (alle quali comunque darò un mio parere più sotto) penso ti servano strumenti per analizzare le alternative. te ne do 2:

      1) Crea una tabella dove ogni nome ha una sua colonna, eccetto la prima. Le righe della prima colonna saranno le seguenti:
      —> Apparenza – estetica del nome/logo
      —> Distinzione – differenziazione dai nomi dei concorrenti
      —> Profondità – scopre tutto subito oppure incuriosisce?
      —> Vitalità / Energia – il nome ha potenza pubblicitaria?
      —> Umanità – è clinico, gelido, oppure umano e caldo?
      —> Posizionamento – quanto aiuta l’azienda nel posizionamento?
      —> Suono – è facile da pronunciare? suona bene?
      —> Fattore “33” – cosa vuol dire 33? il nome incuriosisce?
      Fatto questo, per ogni nome e per ogni fattore (esempio, Apparenza) associ un valore da 1 a 10. Finito di dare i voti, nell’ultima riga fai la media colonna per colonna.

      2) Stampa nomi e loghi (anche in maniera molto fai-da-te) e incollali sopra confezioni/buste/scatole di negozi di vestiti. Questo ti darà un punto di vista emotivo ulteriore. Poi mostra queste scatole a 3-5 amici/colleghi/soggetti (non contemporaneamente) così che loro possano esprimere il loro parere a caldo (appunta tutto, se possibile registra). Infine fagli ordinare le scatole da quella che gli piace di più a quella che gli piace di meno. Nel fare questo studio devi però inserire i tuoi vestiti o altri molto simili nelle scatole, perché il nome non deve piacergli in assoluto, ma in corrispondenza alla merce che rappresenteranno! ( Finisco offrendoti dei pareri sui nomi che hai fornito tu:
      —> SIMONA EFFE: voto 5. buona l’associazione con il tuo nome ma povero di carisma. oltretutto EFFE si potrebbe pronunciare molto male (può sembrare ESSE molto facilmente). Però giocherei con Simona e il tuo prodotto (vedi risposta che ho dato a Mav Ra più giù!).
      —> QUOS EGO: voto 3. latino = corporativo e freddo come giustamente fai notare anche tu.
      —> 7 LITTLE STORIES: voto 7++. molto bello “esteticamente” ed accattivante! 7 lo vedo un pò vincolante. Potresti trovare un collegamento agli anni 50 e 60? La prova telefono sarà un pochino ardua ma direi che sul piatto della bilancia conta poco a questo punto.
      —> BIANCHOLIA: voto 6. esteticamente accattivante ma forse un pochino “dark” perché mi ricorda il termine “melancholia”. Sicuramente se Little Stories è duro al telefono Biancholia lo batte!
      —> PETTICOAT: voto 7+1/2. Suona bene, è altalenante, pronunciabile, compatto.
      —> BODEGABAY: voto 6. Richiama l’atmosfera del mare forse eccessivamnete e potrebbe diventare vincolante.

      Spero di esserti stato d’aiuto! Fammi sapere come procede chiaramente!

      Marco

      • Simona Frasca

        Grazie infinite Marco! lavorerò su tutti i tuoi consigli e ti farò sicuramente sapere, grazie ancora!!!

  • Potito Stazione

    Ciao Marco ,
    Sto avviando una piccola ditta di commercio di olio d oliva. E sono in crisi nera per quanto riguarda il nome. . Vorrei dargli un nome semplice ma che si faccia ricordare. .puoi aiutarmi?

    • salve Potito, certamente! Intanto ti posso dare qualche indicazione di massima qui nei commenti, poi se avrai necessità possiamo fissare una consulenza di 1-2 ore.

      Però prima dovresti darmi qualche informazione in più:
      > chi sono i tuoi clienti? età, provenienza, esigenze riguardo l’olio, ecc
      > chi sono i tuoi concorrenti diretti? ossia quelle aziende che ti “rubano” clientela
      > cosa ha di speciale il tuo olio e/o la tua azienda?

      • Potito

        . I miei clienti per il momenti sono abbastanza generali, nel senso che mi capita di vendere sia al privato che alla piccola attività ristorativa. .
        . Nella mia zona(foggia) i concorrenti sono migliaia, in regola e non, infatti sto cercando di spostarmi in centro nord Italia e soprattutto alla estero. .
        .il.moo olio è tipico della mia zona, genuino e sano, il prezzo poi è molto ragionevole.

        I diversi nomi che volevo dargli (in latino, o referenti al nome della mia zona) sono strapieni di aziende locali che hanno preso tutti i nomi della zona e di tutto. . Es. Apulia Olio, olioDauno etc. .. sono già replicati a bizzeffe ecco perché sono in crisi. .

        • Salve Potito, ti chiedo perdono per la lunga attesa, ma posso dedicarmi ai commenti solo tempo permettendo.

          Dunque, con i dati che mi hai fornito ti riporto queste osservazioni:
          > se i concorrenti sono moltissimi, è bene differenziarsi (originalità, modernità, ecc). chiaramente con il giusto “peso”.
          > ti sconsiglio i nomi latini, noti per la loro connotazione fredda ed austera (infatti si adattano molto bene a compagnie assicurative)

          Alcune idee per il nome: Ojo oppure Jolio. Come vedi fornisco l’idea dell’olio, ma al tempo stesso offro un nome vero e proprio, anziché scrivere ” Olio”. L’uso della J offre discreta modernità e dolcezza, ma forse non è proprio adatta (occorre studiare su questo)

          Detto questo, il mio consiglio è di cercare “italian oil” su google e analizzare il nome delle aziende che trovi. Questa ricerca perché:
          > capirai come si presentano le aziende italiane all’estero: probabilmente lo fanno in maniera moderna e originale
          > in inglese troverai molti più risultati che non in italiano, il che significa che i primi risultati saranno veramente “forti” (ossia dei buoni esempi) per spiccare sulla massa

          Spero di averti aiutato in qualche modo e ti chiedo nuovamente scusa per il ritardo. Chiaramente, come dicevo, se hai necessità di un confronto risolutivo possiamo fissare una consuelnza.

          A presto!

          Marco

          • potito

            Ciao Marco,
            Grazie per avermi dato retto e capisco la tua mole di impegni, per il momento il progetto è bloccato, partirò forse per luglio – agosto dell’ anno corrente, fissiamo una consulenza o un incontro personale ( non so dove ti trovi) e risolviamo la cosa.
            ti ringrazio ancora!
            A Presto!!
            Potito

          • ciao Potito, mi dispiace per il rallentamento, ma non ti preoccupare, il mondo d’oggi è caotico e ci sta. Per la consulenza sono a tua disposizione quando vuoi. Io sto “nel mondo” nel senso che faccio consulenza a distanza via skype (o qualsiasi altro modo tu preferisca) :)
            Buon lavoro!
            Marco

  • Alex Stampatore

    Ciao Marco, ho avuto modo di manifestarti l’apprezzamento per la tua professionalità che ribadisco in questa sede. Ti chiedo un parere poichè dopo aver fatto tutto il lavoro da te suggerito e aver letto anche i vari “casi” siamo arrivati alla scelta fra 2-3 nomi. Ecco l’antefatto: sarò Presidente di un gruppo di Amministratori di condominio stanchi delle solite associazioni “chiuse” che sono poco interessate ad elevare la professionalità degli amministratori e zero interessate ai problemi dei Condomini (inteso come proprietari) che guarda caso sono i nostri clienti. Ci sono una miriade di associazioni, la maggior parte hanno come nome delle sigle, che come sottolineavo non fanno altro che darti il tesserino e le 72 ore di formazione (imbarazzante) obbligatoria, Il Club (non sarà un’associazione) sarà riservato ai colleghi che dimostreranno di essere veramente motivati ed avranno le caratteristiche per entrare (non basta pagare) e per mantenere la qualità di socio. Il cavallo di battaglia è l’innovazione (sostenibile per amministratori e Condomini e non fantascienza), l’etica, la trasparenza e il miglioramento dei rapporti per far si che il condominio sia un valore aggiunto e non una seccatura… Ovviamente il progetto è molto esteso ed articolato cmq per farti capire e poterci aiutare credo sia sufficiente. Il nome che ha riscosso piu consensi è Ethic Club o EthiClub. a seguire Blive Club, Fair Club. Seppur in minoranza ho espresso la mia perplessità sul primo nome poiche potrebbe risultare presuntuoso e ci espone ad eventuali detrattori che con quel nome avranno vita facile poichè la perfezione non esiste. Un conto è dimostrarlo sul campo con i fatti e un conto è avere il nome esposto. Magari sbaglio e invece è un nome potente che ci distingue.. non lo so, non è il mio talento e per questo ti chiedo un pensiero sulla base delle info che ti ho dato o se vuoi sapere altro. ti ringrazio anticipatamente.

    • Salve Alex, intanto grazie degli apprezzamenti, molto importanti per me!

      Riguardo alla tua situazione ecco delle osservazioni che vorrei sottoporti:

      1) Siete stati bravissimi a “coscientizzare” i fattori competitivi della vostra iniziativa. Riepilogo: innovazione etica, trasparenza, miglioramento dei rapporti. Ed aggiungerei anche motivazione e formazione (che si denotano dalla tua descrizione).

      2) Bravi anche nel trasporre tali fattori nei nomi: Ethic Club o EthiClub, Blive Club, Fair Club. Sono tutte ottime proposte dal punto di vista dei fattori -come detto- ed anche della sonorità e facilità di memorizzazione.

      3) Ora arriviamo ai “PERO’…”. Il primo però che vorrei sollevare è che tali nomi identificano scarsamente l’ambito lavorativo. Se questo può essere utile (o addirittura necessario) in alcuni ambiti come la moda (es: Channel), nel vostro settore potrebbe causare un problema. Questo perché sia i vostri membri (Amministratori) che i loro clienti (Condomini) hanno una scaletta di priorità molto “materiale”. Quindi suggerisco di introdurre il fattore “Ambito” nel nome. Quali termini possiamo usare? Amministratore / Condominio / ecc. non ci piaciono molto, anche perché dobbiamo rompere con il passato. Proviamo in inglese: Condominium Administrator. Mmm forse possiamo prendere parte del termine: Admin. Ok, potrebbe piacerci.

      4) Altro PERO’ è nella parola Club, che potrebbe essere associata a molte altre situazioni, alcune delle quali hanno una connotazione di svago forse eccessivo (ritorna il discorso “materialità”). Potremmo fare a meno di questo termine.

      5) Veniamo ora alla parte “emotiva” del termine: Ethic, BLive, Fair. E se invece partissimo dal beneficio che ne trarrebbero i nostri clienti (è sempre una rivoluzione copernicana effettuare questa inversione di ragionamento)? Cosa ne uscirà da tutto questo? Una migliore residenza, un abitare più sereno. In inglese: Better Living, Happy Staying, ecc

      6) Proviamo a combinare: Admins for Better Living. Il settore c’è, l’emozione c’è, ii vantaggi per il cliente ci sono, l’idea di causa innovatrice che rompe con il passato c’è. MA…

      7) Manca la facilità di memorizzazione, la brevità, ecc.

      Anche se non ti ho dato un nome finale (è impossibile da fare nell’ambito di un commento!) spero di averti dato degli input utili. Mi dispiace se ho un pò invertito la rotta del vostro lavoro (mi pare di capire che eravate quasi giunti ad una conclusione) però è anche un pò questo il mio lavoro.

      Attendo tue nuove e intanto ti auguro buon lavoro!

      Marco

  • Lorenzo

    “Se Finestre&Cancelli domani volesse vendere anche le porte?”

    Sarebbe un’azienda idiota perchè fare l’estensione di Linea , “annacqui il brand”.

    Tu hai mai visto apple che oltre cellulari vende anche aspirapolveri e altre cose?
    L’estensione di linea è un’idiozia tutta italiana della serie:

    “più roba metto più o possibilità di vendere”

    In realtà è proprio questo il problema:

    Più dai possibilità al cliente di scegliere più lo prendi nel culo!
    Se vuoi vendere le porte , crei un altro brand dove vendi le porte!

    • salve Lorenzo, anche se ti ringrazio per il commento ti chiedo cortesemente di moderare termini e toni, giusto per rispetto mio e di chi ci legge.

      Detto questo, il tuo ragionamento (creare un brand per prodotto) può essere giusto ma oltre una certa soglia. Questo perché creare un nuovo brand (logo, payoff, posizionamento, sito, contenuti, materiale per il marketing digitale e non, ecc) implica uno sforzo che in alcuni casi è impossibile.

      Ecco allora che se Finestre&Cancelli domani si mette a vendere anche le porte,HA FATTO UNA SCELTA SBAGLIATA a livello di naming, perché, pur rimanendo nello stesso settore merceologico, ora si ritrova limitato.

      Se invece domani Finestre&Cancelli si mette a vedere aspirapolveri, HA FATTO UNA SCELTA GIUSTA e, come dici tu, creerà il nuovo brand Aspirapolveri&Scope.

      Questa è la mia opinione, felice di sbagliarmi.

      Marco

      • Lorenzo

        Scusami per il “tono” :D però di solito parlo come mangio. Quando metto la “parolaccia” serve a RAFFORZARE un concetto. Non perchè io sia maleducato :)

        Detto questo, tì spiego il perchè , applicando le regole del Brand Positioning (o posizionamento di marca) studiando Al Ries e Frank Merenda è SBAGLIATO estendere la linea di prodotti.

        “il tuo ragionamento (creare un brand per prodotto) può essere giusto ma oltre una certa soglia. Questo perché creare un nuovo brand (logo, payoff, posizionamento, sito, contenuti, materiale per il marketing digitale e non, ecc) implica uno sforzo che in alcuni casi è impossibile.”

        => E’ Chiaro che NON puoi fare tutto da solo , devi saper delegare.

        Allora se penso a Bardolla che 29 aziende in diversi settori come caspita fa?

        Delega alcune parti delle attività. Altrimenti dovrebbe lavorare 800 ore su 24 , quando sai meglio di me che il tempo per un essere umano è di 24h su 24 non un minuto di più.

        Ritornando a discorso brand a Lugano c’è un negozio che si è posizionato vendendo SOLO cravatte (chiaramente ultracostose) e si è posizionato come Brand di lusso nella vendita di cravatte.

        => Poi ti ripeto dipende dal caso , ti faccio un esempio inerente alla casa automobilista Porsche. Di solito le persone quando comprano (ad esempio il Porsche Carrera) tendono a dire Porsche Carrera.

        Ma se ad esempio acquistano il Cayenne non dicono “ho acquistato il porsche cayenne” ma il CAYENNE.

        Perchè è un prodotto che tende ad “avvicinarsi” al brand.

        Comunque son discorsi che difficilmente si riescono a (racchiudere) in un commento.

        Andrebbero molto approfonditi!

        • Scusa Lorenzo, ma non mi puoi citare Merenda e Rise come fossero divinità scese in terra. Saranno anche bravi consulenti (punto da verificare) ma da qui a giocare sulla pelle di un’azienda perché loro DICONO che quella è la strada giusta ce ne passa.
          Aprire un nuovo brand è nella maggior parte dei casi semplicemente irrealizzabile. Il processo di delega per le aziende può essere ostacolato dai più svariati motivi, da strategici a -persino- fiscali.
          Poi parli con tono auto-promozionale come se tu fossi un esperto di settore ed inviti ad approfondire, ma d’altro canto non ti identifichi con un cognome e dell’email dalla quale invii i commenti non c’è traccia in rete. Non condivido questo modo di fare.

  • Giulia Zago

    Questo articolo è molto interessante, se io volessi ideare un brand riguardante il campo della moda, indirizzato soprattutto alle donne ma disposto a lungo termine ad estendersi anche verso il pubblico maschile, di tutte le età ma generalmente ideato per un target di età che va dai 16 ai 45 anni.
    Quale nome potrei ideare? Vorrei qualcosa d’effetto, d’impatto

    • salve Giulia, grazie per gli apprezzamenti. Sicuramente prima di lanciarti in un brainstorming devi dare uno sguardo a: i tuoi clienti / le tendenza di mercato / la concorrenza / le tue potenzialità. Arrivata a questo punto già potrai trovare candidati quantomeno NON SBAGLIATI (che non è poco e non è scontato). Puoi quindi valutare i candidati in base a varie caratteristiche (memorizzabile? facilmente pronunciabile? affascinante? ecc) ed anche alla libertà d’uso che ne potrai fare nel web e nei social (aspetto da non sottovalutare). Il processo è un po’ questo. Considera inoltre che avere un nome, ripeto, non sbagliato, è di per se sufficiente soprattutto se coadiuvato da un marketing successivo che sia sincronizzato con i valori del brand (nel tuo caso: “qualcosa d’effetto / impatto”): il prodotto in sé, il packaging, l’esperienza d’acquisto, la comunicazione pubblicitaria, ecc

  • Marco Bono

    Buongiorno Marco.
    Mi chiamo Marco anch’io e sono un biologo.
    Avrei una domanda specifica riguardo ai consulenti.
    Mi spiego meglio.
    Da qualche mese ho intrapreso un nuovo percorso lavorativo: si tratta di consulenza per le ditte agroalimentari come consulente HACCP (in pratica il professionista Biologo che si occupa di redarre il manuale di autocontrollo alimentare per le aziende e di fare i controlli necessari).
    Non ho ancora iniziato a pubblicizzarmi; per il momento lavoro nelle retrovie e mi preparo il terreno per poi presentarmi al pubblico.
    Uno degli aspetti su cui mi sto dedicando ora è la scelta del nome con cui presentarmi:meglio usare il mio nome e cognome oppure usare un nome di fantasia (un brand).
    Sinceramente non riesco a trovare grandi spunti in giro.
    Un professionista (consulente tecnico come in questo caso) di solito come si presenta? Con il nome proprio o con un brand?
    Se mi potessi perlomeno indirizzare te ne sarei davvero grato.
    Complimenti ancora per il tuo ottimo post e la professionalità davvero invidiabile.
    Ciao

  • Marco Bono

    Buongiorno Marco.
    Mi chiamo Marco anch’io e sono un biologo.
    Avrei una domanda specifica riguardo ai consulenti.
    Mi spiego meglio.
    Da qualche mese ho intrapreso un nuovo percorso lavorativo: si tratta di consulenza per le ditte agroalimentari come consulente HACCP (in pratica il professionista Biologo che si occupa di redarre il manuale di autocontrollo alimentare per le aziende e di fare i controlli necessari).
    Non ho ancora iniziato a pubblicizzarmi; per il momento lavoro nelle retrovie e mi preparo il terreno per poi presentarmi al pubblico.
    Uno degli aspetti su cui mi sto dedicando ora è la scelta del nome con cui presentarmi:meglio usare il mio nome e cognome oppure usare un nome di fantasia (un brand).
    Sinceramente non riesco a trovare grandi spunti in giro.
    Un professionista (consulente tecnico come in questo caso) di solito come si presenta? Con il nome proprio o con un brand?
    Se mi potessi perlomeno indirizzare te ne sarei davvero grato.
    Complimenti ancora per il tuo ottimo post e la professionalità davvero invidiabile.
    Ciao

    • salve Marco, grazie dei complimenti e della cortesia ad aver postato il commento!

      Per rispondere alla tua domanda, come prima cosa ti consiglio di identificare il tuo audience, cosa che puoi fare creando una persona fittizia, in gergo Personas. Ecco un esempio: http://8409-presscdn-0-53.pagely.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2017/01/buyer-persona-example-5.jpg (altri esempi se cerchi personas example su google immagini).

      In sostanza devi farti domande sul tuo utente:
      > Sesso, età, livello di studi e di competenze, dislocazione geografica
      > Che problemi ha / che aspirazioni ha (rispetto al tuo ambito)?
      > Come cerca un consulente come te (google? con che parole? pagine gialle? su quale categoria)?
      > Perché sceglie il consulente A invece che il consulente B?

      Infine, dai un nome alla tua personas, è molto importante. Ad esempio, Mario (questo studio chiaramente ti sarà utile per tutta una serie di discorsi).

      Fatto questo, passiamo al tuo servizio. Su cosa si basa il suo valore? Secondo me molto si baserà sulla tua persona. Non sarebbe male se tu sviluppassi una UNIQUE SELLING PROPOSITION (USP), ossia una frase capace di riassumere in breve il tuo valore.

      Ti consiglio a tal proposito di provare questo tool: https://smarter-networking.com/create-your-60-second-pitch/ . “Elevator picth” (ossia una presentazione convincente e così breve da poter essere fatta in ascensore) è un termine che possiamo assimilare alla USP. Immagino che da studioso quale sei non ti spaventerà l’inglese o lo studio del tool (ma fammi sapere in caso contrario).

      Ora ci siamo, puoi pensare in maniera più obiettiva al nome. Esso deve valorizzare la tua USP la quale scommetto fa molto leva sulla tua persona. Quindi sarei propenso ad una soluzione del tipo NOME COGNOME seguito da uno slogan breve ed efficace. Chiaramente crea molti slogan e rileggili sempre dagli occhi di Mario (la tua personas).

      Come vedi l’ideazione del nome non è un punto di partenza, ma di arrivo, solo dopo aver svolto considerazioni obiettive sulla propria natura in relazione all’ambiente.

      Spero di averti dato spunti utili, fammi sapere!

      Marco

      • Marco Bono

        Grazie Marco.
        Ammetto che non la facevo così complicata.
        Ma approfondirò.
        Una sola domanda? Questa “personas” dove la si crea e con che strumento?
        Grazie

        • ciao Marco, sicuramente il processo può essere più o meno complesso, ma se segui alla lettera le mie indicazioni stai già facendo dei passi in avanti. La perfezione non esiste, magari sentirai il bisogno di rifare lo stesso procedimento anche dopo qualche mese o un paio di anni. Intanto è importante che tu lo faccia ora. Le personas le puoi creare su un semplice foglio di carta. Stiamo parlando di un processo di riflessione, di presa di coscienza, “niente di più” (uso il virgolettato perché non è per niente poco!)

  • Elisa Nocentini

    Ciao Marco,
    Innanzitutto grazie per l’utilissimo articolo. Mi presento: mi chiamo Elisa Nocentini e sono una giovane fotografa che a breve aprirà il suo primo studio fotografico, per questo sto cercando un nome adatto alla mia attività. Fino ad ora mi sono chiamata banalmente “Elisa Nocentini Photography” ma mi sto rendendo conto di alcune problematiche che questo nome potrebbe dare nella localizzazione nel web, principalmente perchè è un nome troppo lungo (e anche un pò dissonante) e secondariamente perchè comunque penso che identificarsi come azienda piuttosto che come persona sia indice di più professionalità nei confronti del cliente.
    Aggiungo che nonostante mi occupi principalmente di fotografia ho alle spalle una laurea in graphic design quindi ho già chiarissimo in mente lo stile da dare al mio branding, minimal ed elegante.
    Il mio problema è che non riesco in nessun modo ( sono giorni che faccio brainstorming) a trovare un nome adatto alla mia attività… ho provato di tutto, iniziali, sigle, termini fotografici ma i nomi che trovo sono tutti o banali, o già presi o poco personali.
    Volevo sapere se potevi darmi qualche ulteriore consiglio, magari più specifico per il mio caso.
    A presto